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06 dicembre 2008

Alfredo Jaar all'Oberdan

Martedì alle 18.00 allo Spazio Oberdan si discuterà con Emanuela De Cecco di Quando un quadro non ha ne' la cornice ne' un muro bianco - Arte e/o pubblicita' nello spazio urbano, incontro interno al progetto pubblico Questions Questions di Alfredo Jarr, di cui ho già parlato.
L'ingresso è libero.
Qui potete leggere il comunicato stampa completo

30 ottobre 2008

It is difficult, Alfredo Jaar!

Alfredo Jaar, particolare di The eyes of Gutete Emerita, installazione, 1996

Alfredo Jarr ci riporta al 1994, anno in cui è esploso il conflitto tutsi-hutu in Ruanda.
Passato o presente?

La dimensione delle opere è di forte denuncia. Eppure è bello, quasi placido, l’effetto delle colline di diapositive e delle fughe sui campi di te, di nuvole in cielo, della strada nella vegetazione. E l’abbraccio dei bambini.

Alfredo Jaar, The eyes of Gutete Emerita, installazione, 1996

Ottimo allestimento, poche opere ma intense.
Proseguiremo senz’altro la conoscenza di Jaar all’Hangar Bicocca.


Alfredo Jarr

It is difficult
Mostra antologica e progetto pubblico

A cura di Gabi Scardi e Bartolomeo Pietromarchi

Spazio Oberdan - Milano
3 ottobre 08 | 25 gennaio 09
e Hangar Bicocca -Milano
3 ottobre 08 | 11 gennaio 09

mostra vista con Giovanna e Silvia il 21 ottobre

(ricordo che il primo del martedì del mese l’ingresso è gratuito)

sito ufficiale dell’artista

Fa parte della mostra anche il progetto Questions, Questions con cui i cittadini milanesi possono confrontarsi quotidianamente. E magari rispondere.

Alfredo Jaar, particolare di Geography = War, installazione 1991

11 marzo 2008

Rumore: un buco nel silenzio

Una mostra in bianco e nero.


Broodthaers scrive nella pioggia

La Pluie (project pour un texte), 1969

mentre girano le trottole bianche e nere di Rios

On the edge, 2005

e Beuys condivide la gabbia americana con un coyote;

Coyote ‘I like America and America likes me’, 1974

Zeno Cosini e Kentridge attraversano pagine, stanze e battaglie della prima Guerra

Zeno writing, 2001/2002

e intanto il proiettore di Wolfson fa il grande dittatore.

Chaplin piece, 2005


Il colore se lo prende tutto Thomson con The America desert (for Chuck Jones) che mostra i fondali technicolor di Wile E.Coyote, ma li lascia senza suoni e azioni.

Ma soprattutto ho amato una brevissima sequenza di Hatsu Yume – First Dream di Bill Viola con gli ultimi sussulti di due calamari, lucide gelatine madreperlate, e il sonoro soffocato delle macchine. Certo, quando si riusciva a sentire.

Passiamo perciò alla vera sofferenza, cioè il RUMORE che era esclusivo appannaggio di Adrian Paci con Turn On, 2004, già abbondantemente sopportato a Venezia, e ai lanci di pietra-fucile di Durham, che faceva un po’ da metronomo. Pura invadenza sonora. Ci può stare, ma perché farli convivere con altre opere dalla delicata colonna sonora, come quella di Kentridge o Viola?

Non sono previste sedute per i visitatori (il video di Beuys dura più di mezzora, quello di Viola quasi un’ora). L’opera della Favaretto sembrava interessante, ma era fuori uso. Mi aspettavo più installazioni sonore, ma c’era solo quella di Russolo (1914!).


Mostra visitata martedì 4 marzo con Rosi e Silvia

Rumore: un buco nel silenzio

Spazio Oberdan –Milano

28/2-25/5 2008-03-11 chiuso lunedì

Ingresso libero il primo martedì del mese (notate la coincidenza?)

11 maggio 2007

la zona Collezione. Vaccari

Ho deciso tempo fa di inaugurare una mia collezione di opere d’arte.
Per motivi facilmente immaginabili al momento mi accontento di collezionare virtualmente, con notevoli vantaggi: disponibilità illimitata di spazio, nessun problema di gestione e manutenzione delle opere e assoluta indifferenza ai problemi di mercato.

Ecco gli ultimi due acquisti (purtroppo non ho ancora trovato delle immagini nel web)

Franco Vaccari
Canto di grilli, 1967
Stampa fotografica in bianco e nero su tela, dimensioni approssimative 100x70cm
che, poetico come solo un grafico sa essere, mi innesca meditazioni galattiche sul concetto di comunicazione

Sulla tela grezza, verticale, osserviamo la riproduzione di un grafico che compara ritmi e modalità del canto di sei diversi tipi di grilli. In basso qualche riga di testo esplicativo.

“Anche quest’opera si colloca nell’ambito della poesia visiva. In questo caso l’artista lavora sulla contaminazione di immagine, parola scritta e suono. Il quadro rappresenta infatti un grafico scientifico che illustra il repertorio sonoro del canto di grillo di campo. Si tratta di una serie di segni al limite fra scrittura ed immagine, il cui significato è reso esplicito dalla spiegazione posta alla base dell’opera stessa” (dal testo che accompagna l'opera in mostra all’Oberdan)


Franco Vaccari
Giuro di aver visto questo cane, 1967
Stampa fotografica in bianco e nero su tela, dimensioni approssimative120x90cm
perché illumina di valore poetico i vagabondaggi di un cane di città

Sulla tela è stampata una fotografia molto contrastata, con l'inquadratura diagonale, la fascia superiore è bianca, quella di mezzo fa intravedere un paio di alberi e auto che corrono verso destra mentre un cane nella fascia inferiore scende verso l'angolo in basso a sinistra.

In alto è posizionata una scritta, stampata con la macchina da scrivere, che dice "Giuro di aver osservato questo cane girare per strada con tutta l’aria di un’autentica poesia. franco vaccari”

Dal testo sopra citato “Quest’opera si colloca a cavallo fra poesia visiva e arte concettuale... La testimonianza “giurata” cui fa riferimento quest’opera è una manifestazione del clima del periodo, in cui gli artisti sentono il bisogno di analizzare i mezzi di cui si servono e , in particolare, il linguaggio utilizzato nel pronunciare giudizi sull’arte, rivendicando un’autonomia fino a quel momento sconosciuta”

10 maggio 2007

Vaccari all'Oberdan

Mi aggiro per lo Spazio Oberdan, unica presenza in mostra, con la voce di Franco Vaccari in cuffia che mi guida lungo il percorso antologico.
Questa voce stabilisce un rapporto diretto fra il visitatore e l’opera, senza intermediazioni di curatori e critici, senza sovrapposizione di significati, di visioni estetiche. Franco è lì con te e ti racconta come è capitato che abbia fatto 700 km di Esposizione, dell’occasione su cui ha lavorato,
l’invito alle “settimane di pittura” a Graz nel 1972

di come ha approntato l’opera
lungo il tragitto d’andata in auto ha fotografato il retro dei camion, considerandoli alla stregua di “sculture da viaggio”
e delle sue riformulazioni
poiché un’opera sola non bastava agli organizzatori, tornando per l’inaugurazione ha fotografato il viso dei “compagni di viaggio inconsapevoli” negli abitacoli delle auto a cui si affiancava
Ti parla insomma del suo FARE ARTE.


Qualche stralcio da una bella intervista del ‘99 di Luca Panaro
(riguardo a Esposizione in tempo reale n°4: Lascia su queste pareti una traccia fotografica del tuo passaggio”)
…mi sembrava giusto dimostrare che le previsioni, le anticipazioni che le gallerie diffondevano - funzionando come luoghi della rassicurazione - in realtà non erano altro che uno scollamento fra il mondo dell'arte e la realtà; quest'ultima infatti è imprevedibile…
…Ma la cosa più interessante è notare come le prime fotografie esposte siano state quelle dai comportamenti più inamidati, poi, man mano che uno dei partecipanti introduceva un elemento di comportamento nuovo, questo diventava stimolo per azioni più libere. La mostra nel suo complesso era come un organismo vivente in cui ogni tanto apparivano delle mutazioni
...


Qui e qui troverete una biografia e qualche foto

25 settembre 2006

Il paradiso di Tracey Moffatt

Con Rosi e Silvia recuperiamo la mostra personale, quasi in chiusura, di Tracey Moffatt allo Spazio Oberdan della Provincia di Milano.
Quest'artista rivela un'anima pop, ironica, molto sensuale, dai colori ipersaturi.
Si ispira ai fumetti della sua infanzia australiana (Adventure Series) o ci mostra implacabili deserti e catapecchie prefabbricate (Up in the Sky). Condensa storie e persone in una stampa (Scarred for life I e II), ci intriga con una padrona vittoriana e la sua schiava (Laudanum, belle fotoincisioni), rimonta film per dar forma all'archetipo (Love) e poi si ferma in Heaven. Ancora, ancora, ancora.

Qui la pagina dedicata all'artista sul sito della galleria rosly noxley9, con foto di quasi tutte le opere citate.
Martedì 26 settembre alle 21 proietteranno dei film della Moffatt (Night Cries-A Rural Tragedy e beDevil), sempre all'Oberdan. L'ingresso è libero.